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16 novembre 2007
Ironie anche a Boston sui “bamboccioni” di Padoa-Schioppa

La battuta del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sui “bamboccioni” che faticano a staccarsi dalle gonne materne non smette di riecheggiare sulla stampa straniera, i cui giornalisti fanno evidentemente fatica a immaginare come in Italia un così gran numero di ben pasciuti trentenni riesca ancora a vivere sotto lo stesso tetto dei genitori. Questa è la volta del Christian Science Monitor, secondo il quale “per la maggior parte delle madri italiane non fa alcuna differenza se il figlio al quale danno il bacio della buonanotte abbia tre o trent’anni”. E, prosegue il quotidiano di Boston, “con minori opportunità di lavoro dei coetanei statunitensi, minori benefici assistenziali delle loro controparti europee, circa i due terzi dei giovani italiani tra i trenta e i trentaquattro anni dormono ancora nella cameretta che occupavano durante l’infanzia”. Le misure proposte dal governo nella speranza d’incoraggiare questi “giovani adulti” a costruirsi una famiglia e una vita indipendente – riferisce il Christian Science Monitor – sono, secondo gli esperti, “insufficienti a neutralizzare i fattori culturali ed economici” che mantengono in piedi questa strana situazione. E cita Italians, il popolare blog del giornalista Beppe Severgnini, secondo il quale “i giovani italiani hanno trovato una nuova formula per la dolce vita”, confortata da un “inconfessato egoismo da parte dei genitori”. I quali incoraggiano tali atteggiamenti nel tentativo di posticipare il più possibile la solitudine della pensione, lasciando che la prole si goda la propria libertà senza per questo “abbandonare la comodità della biancheria fresca di bucato e della lasagna fatta in casa”.

Secondo Padoa-Schioppa – scrive il quotidiano statunitense – sarebbe stata proprio la generazione degli anni Sessanta a produrre questo stato di cose, ma – prosegue - di “bamboccioni”, nei gloriosi anni Sessanta, ce n’erano davvero pochi. In quel periodo che per il nostro paese è stato di “crescita economica sostenuta” l’età media in cui i figli facevano i bagagli per abbandonare il tetto familiare era di 26 anni per gli uomini e 23 per le donne (in linea con la media europea di 25 anni). E “non si trattava soltanto di giovani desiderosi di emanciparsi da nuclei familiari spesso molto conservatori”. Chi lo faceva ne aveva effettivamente la possibilità: a quei tempi “un salario da operaio era sufficiente a sostenere economicamente una famiglia”. Non c’è dubbio che al giorno d’oggi la situazione sia completamente diversa. E il Monitor riporta tra le altre la testimonianza dell’ingegnere milanese Paolo Catena: “Tra quelli della mia generazione io sono un panda, un’autentica specie rara perché ho trovato lavoro a 23 anni, appena laureato. Ma nonostante questo sto lasciando la casa dei miei genitori soltanto perché, dopo la morte di mia nonna, mi sono ritrovato una casa gratis”. Quanto al fare dei figli, è cosa nota che il tasso di natalità in Italia sia tra i più bassi in Europa. A questo proposito, il Christian Science Monitor riferisce le parole del giovane architetto Carlotta Maranesi, la cui casa è stata acquistata dai genitori perché il suo stipendio non sarebbe mai stato sufficiente: se già per avere un’abitazione propria o uno studio i trentenni italiani hanno bisogno dell’appoggio economico dei genitori, “come è possibile anche soltanto pensare a mettere al mondo un figlio?”.
dna
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